Quella pausa necessaria

Quante volte avete pensato, detto o sentito che è necessario <staccare la spina>?

E’ un’invocazione e una via di fuga. Come se una vacanza o un’evasione fosse la salvezza da uno stress avvertito come intollerabile, una legittima difesa per non soccombere al malessere.

La stanchezza ha bisogno di riposo, il nostro naturale desiderio di viaggi e svaghi merita di essere assecondato. Ma non è questa la questione.

Spesso il nostro disperato <staccare la spina> cela un disagio che faremmo bene ad accogliere. Finiamo per riporre nella vacanza una quantità di aspettative che andranno deluse perché il nostro bagaglio di sofferenze e vuoti viaggerà con noi. Finiamo per rientrare nella quotidianità amareggiati e avviliti perché niente, neanche <staccare la spina >, è stato utile.

In realtà una pausa autentica non è solo utile, è indispensabile.

E’ rigenerante, favorisce l’incontro con se stessi e con gli altri, ci apre a quegli orizzonti che l’esistenza un po’ frenetica preclude o oscura.

Non bisogna però aspettare chissà quale occasione e arrivarci tesi a chissà quale risultato. La pausa andrebbe abbracciata come una possibilità quotidiana o almeno periodica e frequente, praticata come un’abitudine e vissuta come un’avventura.

Una pausa. Quindi una sosta, un intervallo. Uno spazio nel quale lasciare fluire il proprio sé. Un dono che ci facciamo ma anche una grande opportunità che ci prendiamo.

La pausa non è una spugna, che cancella quello che non ci piace, ma è una rosa di risorse.

Innanzi tutto è una marcia di avvicinamento a noi stessi. Perché ci riconosciamo il diritto alla sosta, ci diamo il tempo di ascoltarci, ci dedichiamo attenzione.

Poi è la circostanza perfetta per riscoprire qualcosa che ci piace, per applicarci a quello che ci fa stare bene.

E ancora è una sorta di distanza. Un piccolo stacco che mettiamo tra noi e tutto ciò che ci assilla o che siamo abituati e costretti a fare, ciò che ripetiamo tutti i giorni come un automatismo o i problemi che temiamo di non riuscire a risolvere. Questa distanza, a differenza di quella consueta -ravvicinata e affannosa- ridimensiona molte cose o, semplicemente, ce le fa vedere con maggior chiarezza e minore ansia.

La pausa è anche il ‘luogo’ dove assaporiamo stimoli nuovi, incontriamo idee, troviamo bellezze trascurate.

Mi piace utilizzare il termine bellezze. Trovo sia illuminante per cogliere al volo che la pausa è davvero un’occasione fondamentale. Le brutture, ecco il contraltare di bellezze, che avvertiamo dentro, addosso o intorno a noi, ci portano non raramente a sottovalutare la bellezza della vita. La pausa ci permette di ‘recuperarle’.

Ecco che non bisogna <staccare la spina> per negare quello che c’è, che non va, che non ci piace, che non è come vorremmo che fosse, ma per trovare un nuovo approccio, per riappropriarsi di quello che va bene, per dare a tutto una collocazione più giusta.

Dovremmo imparare a < fare una pausa > con metodo.

Non precipitandoci fuori dalla nostra vita, ma entrandoci, invece.

Prendendo respiro ed entrandoci con un altro respiro.

Una buona pausa infatti è soprattutto rispetto … rispetto di noi stessi … rispetto della vita.

Ti auguro ogni bene, Carla

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