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Il punto di partenza per Amarsi

AmarSi è dirsi Sì, sì a se stessi e alla vita. E’ la premessa essenziale per la felicità possibile, per il benessere personale, per la realizzazione professionale. AmarSi è la chiave per aprire tutte le porte lungo il cammino della nostra esistenza.

E possiamo imparare, ad amarci. Anzi, dobbiamo. Dobbiamo se vogliamo stare bene, dobbiamo se vogliamo costruire significative e intense relazioni, se vogliamo dare corso ai nostri progetti, portare al successo i nostri programmi.

Ci sono dei passi da fare. Dei passi per avvicinarci a noi stessi. Sono i passi necessari a prendere a cuore ciò che siamo.

Chi ha letto il mio precedente post, “C’era una svolta”, sa che ho inaugurato il 2019 con il PerCorso AmarSi cui tengo moltissimo e che rappresenta un’importante occasione per chi ha voglia di iniziare ad Amarsi e apprendere come fare. Non è la stessa cosa ma desidero far compiere qui un po’ del PerCorso anche a chi non può partecipare.

Il disamore io l’ho conosciuto e vissuto.

Nella mia prima vita, nei miei primi vent’anni, ho permesso che altri abusassero di me proprio per sentirmi accettata e amata. Cercavo l’amore fuori di me, nelle forme più estranee all’amore, e lo facevo spinta dal bisogno di colmare il mio vuoto interiore. È stato solo nella seconda vita, con la mia rinascita dopo il coma, gli studi e un lungo cammino di terapia, consapevolezza e accettazione, che ho finalmente iniziato ad amarmi, a darmi il valore che meritavo a prescindere.

È stato allora che ho capito che non esiste amore esterno sufficientemente capace di riempire il vuoto di una persona che non è grado di amarsi.

Ho imparato a conoscere la mia fonte di amore e

a trovare l’amore dentro di me.

Quell’unico amore che ci salva, sempre.

L’unico amore indispensabile.

La premessa di tutte le realizzazioni: l’Amore di sé.

E affinché questo accadesse, ho imparato ad ascoltarmi.

Da questo ascolto è iniziato il viaggio che mi ha ricondotto finalmente a me stessa.

Sì, il punto di partenza è l’Ascolto.

L’Ascolto di Sé.

Spesso la vita ci maltratta, è vero.

Spesso la vita è difficile, è altrettanto vero. Tutto questo capita perché ci sono eventi dolorosi che non possiamo evitare, perché ci sono fatiche che ci sfiancano, perché ci sono problemi che non riusciamo a risolvere. Ma prima e sopra ogni cosa ci siamo noi. Noi che ci trascuriamo.

Talvolta abbiamo la sensazione che il destino si accanisca contro di noi.

Talvolta lasciamo che altri decidano le nostre sorti, per debolezza, per affetto, per rassegnazione.

Talvolta corriamo talmente tanto che non diamo più retta ai nostri desideri. Ci convinciamo che non ci sia tempo e modo, per pensare a noi stessi.

È in questi momenti che non ci accorgiamo, neghiamo o fingiamo di non intercettare i segnali del corpo. Lo trattiamo come se fosse una macchina che deve funzionare, che non ha sentimenti, che va per la sua strada a prescindere da quello che portiamo in testa e nel cuore.

Nella realtà il disagio si manifesta eccome. Il corpo urla, ci richiama a noi stessi. Ci fa sentire la stanchezza quando abusiamo delle forze, ci lancia segnali d’allarme quando abbiamo accumulato troppo malessere.

La nostra corazza subisce il colpo. Abbiamo cercato di sfuggire alla verità, di rimandare qualche decisione, di tirare avanti per non scontentare nessuno, di resistere per non dover combattere chissà quale battaglia, ma lui -il corpo- sa che abbiamo solo mentito. Mentito a noi stessi.

Non possiamo tirare sempre la corda, non possiamo sempre compiacere tutti, non possiamo stare sempre in panni che non sentiamo nostri. Lui lo sa e ci avvisa.

Anche se ci sembra più facile lasciare tutto com’è, stordirci per non pensarci, sottrarci alla vocina che dentro di noi ribolle, quello stato non è benessere, non può durare, ci logora. E allora ascoltiamolo, il corpo. Il corpo che è la cassa di risonanza delle nostre emozioni, dei nostri pensieri, della nostra verità.

In questa vita il corpo è il nostro tempio sacro e in questo tempio, troviamo le risposte che cerchiamo. Mi autocito, dal mio libro “Dal dolore alla felicità. La scelta di trasformare le ferite”. Mi autocito e lo ribadisco: il corpo è il nostro tempio sacro in cui troviamo tutte le risposte.

Quante volte non abbiamo colto certi disturbi? Quante volte abbiamo creduto più importanti i nostri impegni senza fermarci a sentire cosa ci diceva il corpo? E quante volte è stata proprio la malattia a portarci a una benefica sosta?

Ascoltare il corpo significa in effetti accogliere i segni con cui ci parla e quando non l’ascoltiamo, la malattia diventa l’ultima strada da percorrere per evolvere, per comprendere, con gratitudine e umiltà.

Il corpo siamo noi e se noi non lo capiamo, la malattia maestra ce lo insegna.

In effetti, come scrivevo nel mio libro, la malattia dell’uomo moderno si potrebbe definire una scissione tra la mente e il corpo. Abbiamo dato troppo potere al pensiero cerebrale, facendo atrofizzare la nostra sapienza istintiva.

C’è un solo modo per ristabilire l’integrità e la riconnessione, tra il corpo e la mente: restituire fiducia alle sensazioni del nostro corpo.

Attraverso il corpo ci connettiamo al qui ed ora, è il nostro collante con il presente.

E allora ASCOLTIAMOLO.

Ascoltiamo il nostro corpo che contiene tutte le risposte. Lui ha dentro tutto quello cui non abbiamo dato retta, quello che abbiamo rimosso, quello che abbiamo taciuto.

Qualsiasi processo di consapevolezza parte dal corpo, dalle sensazioni del corpo.

Dobbiamo prestare attenzione, a queste sensazioni. Restituire loro fiducia.

In questa epoca è difficile, lo so. Ma dietro a un “mi sento bene” o a un “non c’è male”, ci sono sensazioni ben più ricche, dense e profonde da esplorare, risposte da accogliere, domande sepolte nel silenzio.

Come si fa ad ascoltarSi, ad ascoltare il corpo?

Si inizia con una domanda. Una semplice domanda che dobbiamo rivolgerci tutti i giorni, possibilmente due o tre volte più volte al giorno: “Come sto ORA, in questo momento”? E poi restiamo in Ascolto per 10 respiri.

Non dobbiamo giudicare, elaborare, scavare con la ragione.

Dobbiamo semplicemente Ascoltare.

Questo significa prestare attenzione, a quello che il corpo ci trasmette,

accorgerci dei segnali che il corpo ci invia.

Significa porci in ascolto attivo, vero.

Significa Accogliere le risposte.

Perché attraverso il corpo ci arriva autentico il nostro stato d’animo.

Perché il corpo non nasconde, non omette, non dice bugie.

Il corpo non è distratto e non mente mai.

Ascoltalo come se ascoltassi una persona cara, molto cara.

Una persona da amare.

Pian piano riuscirai a definire tutte le sensazioni. A spiegarti esattamente cosa provi.

Perché è così importante ripeterlo ogni giorno e più volte al giorno?

Perché è necessario creare una specie di abitudine che andrà a sostituire l’assenza con la presenza, con la tua presenza …ovvero l’attitudine a favorire la relazione con te stesso/a e con il tuo qui ed ora.

Decidendo di Esserci, per dare la tua presenza a te stesso/a e alla tua vita, così com’è.

E allora per iniziare, ti chiedo:

come stai ORA, in questo momento?

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