Il gioco del difetto

Uno dei nostri maggiori crucci è dato da quelli che consideriamo (o gli altri considerano) nostri difetti.

Li viviamo come una zavorra. Magari ci rendono insicuri o ci fanno sentire inadatti al nostro contesto oppure ci procurano rabbia e disagio sul luogo di lavoro, nelle relazioni con gli amici, in famiglia.

Ce li facciamo, o ce li fanno, pesare.

La verità è che tutti abbiamo difetti o almeno caratteristiche che avvertiamo come tali. La verità è anche che certi tratti sono tanto difetti quanto pregi, è solo questione di misura. E’ un pregio la prudenza, ed è un difetto la prudenza che si fa timore assoluto e immobilizza, per fare un esempio.

La verità, ancora, è che alzare le barricate entrando in conflitto con i nostri difetti non giova affatto.

Noi siamo tutte le nostre espressioni, difetti inclusi.

Il gioco del difetto è un piccolo, divertente, esercizio che possiamo fare per compiere un salto: un salto dentro di noi che diventa un salto oltre i nostri difetti.

Dobbiamo prendere di mira il difetto in modo giocoso fino a portarlo al limite dell’assurdo, del grottesco, del comico. Fino a smontarlo o, bada bene, a smontarci. Già, lo spirito deve essere quello del gioco quindi spassionato e appassionato, leale e intenso.

Se il bersaglio è il difetto e noi lo bombardiamo di freccette possiamo fare centro e smussarlo, avvicinarci al centro e coglierne il buono che c’è oppure, semplicemente, accoglierlo nella nostra umanità.

Il senso del gioco è essenziale. Accettare i nostri difetti non significa affatto sottrarci ai tentativi di miglioramento o rassegnarci e incarognirci a praticarli, vuol dire non farsi bloccare, vuol dire vederci con lucida consapevolezza e da questa posizione, partire con nuove domande su di noi e con nuove risorse.

Giocare di per sé leva al difetto e a noi, l’aspetto più duro, più faticoso, più triste, del rapporto con noi stessi. Noi e il difetto ci scontriamo su un terreno più sereno e, incredibilmente, possiamo scoprirci compagni, alleati.

E’ un modo per dialogare, con il difetto.

E, soprattutto, per tirarne fuori il nucleo positivo, la risorsa.

Forse non è immediato e facile da capire, ma tante nostre ‘imperfezioni’ sono enormi bacini della nostra unicità. Fanno parte della nostra storia, sono possibili elementi di evoluzione. Bisogna solo incontrarle serenamente, le nostre imperfezioni.

Dal difetto, anzi dal gioco del difetto, si può trovare una strada.

E percorrendola, il difetto può diventare la nostra cifra, il nostro valore aggiunto.

Naturalmente questo non è un elogio del difetto!

E’ un elogio, semmai, della nostra UNICITA’.

Fatta anche, appunto, di difetti. Difetti che accolti nel nostro tutto, ci fanno compiere il nostro cammino esclusivo.

Viceversa se li teniamo lì come macchie nere a darci il tormento di un’inadeguatezza antica, fatta di parole soffocate, invece di affrontarli, non possono che diventare un soffocante limite, un dispiacere … un dito puntato su di noi. Sulla nostra umana unicità.

Ti auguro ogni bene, Carla

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